Benvenuti a PUSS INDIA

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10 Gennaio 2019

Lascio Kolkata nelle prime ore del mattino e la concentrazione e l’ansia di essere pronta per la partenza, di compiere attentamente passo dopo passo tutti i passaggi per raggiungere l’aeroporto senza errori, senza dimenticare nulla, senza accumulare ritardi, ecco quell’ansia, che per assurdo mi obbliga ad una presenza totale, quell’ansia non mi fa realizzare che sto salutando Kolkata. La sto lasciando, mi sto accomiatando dopo tre mesi di pieno di sensazioni ed emozioni. Me ne rendo conto solo quando l’aereo decolla. Sono grata a Kolkata e sento il mio cuore sgravato da tutti i conflitti vissuti. Il tempo speso in questa città mi ha permesso di amarla, di trovarla bella in tutte le sue contraddizioni.

Ma dove vado? Vado verso la mia nuova missione. Vado a Bhubaneswar, capitale della regione di Orissa. Un’ora di volo da Kolkata. Mi aspettano 300 bambini e ragazze del Centro Palli Unnayan Samiti, ovvero PUSS INDIA. clicca qui per saperne di più.
Lascio Kolkata dove per tutti sono la “zia”e mi ritrovo all’aeroporto di Bhubaneswar promossa a “sister”!!! Un foglio fra le mani di chi mi aspetta dice : “KATIA SISTER”.
“Sorella”, ora sono una sorella. Sorella di Subasini, la Superintendente, e di Diana, una delle studentesse, che mi prelevano all’aeroporto con due immensi sorrisi e con un’entusiasmo coinvolgente.

Guardando fuori dal tuc tuc basta un attimo per capire che Bhubaneswar è una città più ricca rispetto a Kolkata: la manutenzione delle strade e delle case; i colori più vividi. Dopo un percorso nel traffico della città, ci allontaniamo dal centro. La densità dei mezzi di trasporto diminuisce, tutto intorno si fa più verde. Un senso di tranquillità invade l’intorno man mano che il paesaggio si riempie di natura. Siamo ora in un piccolo borgo rurale, fra modeste ma coloratissime case di campagna, tanta vegetazione, e animali. Una stretta via bordata dal verde e da qualche casa ci guida verso il Palli Unnayan Seva Samiti Center. Ci ritroviamo di fronte al cancello di PUSS e ancora una volta l’affetto delle persone mi invade. Sister Katia è arrivata ed è tutta una festa.
Vengo introdotta alla Preside ed alla Segretaria Manager Kuku. Intuisco già la straordinarietà di questa donna. Ha una mente brillante, veloce. Si capisce che è abituata a gestire mille situazioni. Ma soprattutto si può sentire forte la sua devozione alla causa di PUSS.

Mi liberano delle mie valigie, mi fanno accomodare ed anche se sono passate da poco le 11:00 mi ritrovo seduta ad un tavolo a mangiare. Mi viene servito un delizioso piatto di roti e verdure. Vogliono che io trovi ristoro al più presto.
Kuku mi riferisce che i bambini sono eccitati all’idea di conoscermi e poco dopo aver terminato il delizioso benvenuto gastronomico sono sulle scale e poi nell’atrio della scuola con Subasini e la Preside. 
Il Centro Palli Unnayan Seva Samiti è un’organizzazione no profit, che mira a riscattare la vita di donne e bambini nati ai margini della società. Con un programma di coinvolgimento delle realtà locali, PUSS ospita e si prende cura di 300 bambini e ragazze residenti al centro e di un altro centinaio provenienti dai villaggi vicini, ai quali vengono garantite le attività educative. clicca qui per saperne di più

Mi mostrano il corridoio dove sono distribuite le aule. Le classi sono articolate dalla prima, per i bimbi dai 5/6 anni, alla decima, per i giovani di 15/16 anni. I bambini sono tenerissimi. occhi curiosissimi puntati su di me. Mi chiedono come sto e come mi chiamo. Per tutti sono sorella Katia.

Mi vengono mostrate le aule di scienze e chimica, le aule di ricreazione, quelle dove si pratica sport e danza. Ho il piacere di fare la conoscenza con tutti gli insegnanti, i segretari, e le persone che si prendono cura dei ragazzi.

 

La preside mi mostra anche il laboratorio di cucito, dove le donne dei paesi attigui vengono per imparare un mestiere e rivalersi da una vita difficile e dove anche i ragazzi possono imparare l’arte della sartoria. Il centro produce piccola manifattura tessile che da lavoro e sostentamento a trenta donne.
Mentre chiacchiero con la Preside, si avvicina una giovane ragazza, ospite del Centro.
Ci tiene ad abbracciarmi e a darmi il benvenuto, e mi chiede spiegazioni sulla fasciatura che ho sulla mano. È curiosa ed interessata. Le spiego che è una tecnica di digitopressione, e che non si deve preoccupare, non è una ferita, anzi mi aiuta a mantenere in buona forma la mia schiena.


Il centro di recente si è dotato di un’altra zona adibita a dormitorio. L’edificio è in affitto ed è dotato di ampi spazi ed ampie camere dove le ragazze e i bimbi condividono tre o quattro letti per camera. Gli spazi sono molto ordinati e puliti. I bambini fanno attività di pulizia quotidiana ed anche una volta alla settimana. Trovo i bimbi molto indipendenti ed allo stesso tempo molto capaci di vivere la vita di comunità. Vedo un modo pacifico ed affettuoso di condividere gli spazi comuni. Questa attitudine è certamente parte dell’educazione del centro. Mi viene spontaneo fare paragoni con l’esperienza precedente, dove diversamente trovavo delle modalità di relazione fra i bimbi basate su comportamenti di rivalità, automatici e primitivi.
Si capisce che a questi bambini viene insegnato a mantenere un cuore aperto. Sono aperti all’affetto, al dare e ricevere degli abbracci. Senza limiti.

Alle quattro del pomeriggio i bimbi terminano la loro giornata scolastica e tornano al dormitorio. Anche io sono ospite nel dormitorio. Mi hanno assegnato un letto in camera da condividere con due studentesse adolescenti, Puja e Sulo, due ragazze dai modi molto gentili . 
Alle quattro mi trovavo al dormitorio per sistemare i miei bagagli e preparare il letto. Ho sentito arrivare i ragazzi, il loro vociare farsi più consistente, il loro entusiasmo premere alla porta della camera per venire finalmente in modo informale ad abbracciarmi e a conoscermi. Hanno voluto che visitassi le loro stanze. Hanno voluto guidarmi, mostrarmi la loro casa e i loro amici. Mi chiedono insistentemente di ricordare il loro nome, ma sono così tanti e certi nomi astrusi non mi entrano proprio in testa. Meglio riderci sopra.

Domani inizio l’attività di insegnante di English spoken, inglese parlato. Mi hanno dato il calendario settimanale. Siamo tutti molto eccitati. Amano il mio accento, che invece so bene non essere proprio corretto, ma a loro piace e dicono che mi capiscono benissimo. Il dono dell’empatia fa miracoli.

Grazie mille per essere con me  ❤
Be K-IND, ci vediamo a Bhubaneswar!

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