26 giorni al centro Thabarwa

25 Marzo 2019

http://www.gofundme.com/9kkmm-kind

Sono già ad un mese di permanenza in questo posto e se rileggo la pagina dei miei primi giorni (Una breve introduzione al Centro Thabarwa, Yangon, Myanmar. Un nuovo capitolo nell’esperienza di volontariato. ) mi rendo conto di quanto la mia percezione della vita del centro sia cambiata.

Il mio rapporto con i pazienti non è variato. Il mio impegno e la devozione e il desiderio di diffondere consapevolezza ed amore non è cambiato. Ricevo e do con amore continuo alle persone del posto: i residenti, i pazienti. Allo stesso modo ci provo con i volontari.

Ma la mia energia si esaurisce giorno dopo giorno e lo sento. E non è per il troppo lavoro. Io sono una lavoratrice nata, una Stakanov, una guerriera. Lavorare molte ore non è un problema. Valutare problemi e creare soluzioni, agire. Naturale per me. Ma ho bisogno di sonno per recuperare. Sonno che è venuto a mancare, in un dormitorio dove alcune persone non hanno la benché minima idea di cosa significhi rispettare il prossimo, un prossimo che lavora duramente, che è qui per aiutare, per vedere risultati.
Evidentemente qui lo scopo per cui si arriva e si rimane non è lo stesso per tutti.
Il centro buddista comunica chiaramente che tutti sono i benvenuti, che questo è un riparo per tutti. Anche per chi non è interessato ad aiutare. L’importante è la dedizione alla meditazione.

Ed ecco che questo messaggio crea ambiguità nei propositi degli ospiti, dei “volontari”, inficiando su coloro che invece sono qui per “darci dentro”. Riscontro quotidianamente problemi organizzativi, problemi di mancato rispetto di igiene, sicurezza e organizzazione. E l’atteggiamento sufficiente del management e del gruppo dei volontari a lungo termine mi fa temere che i miglioramenti messi in atto verranno presto dimenticati.
Questa attitudine rende il lavoro più complesso e stancante. Rende lo scopo più incerto e vacuo. E qualche volta lo rende vano. Nella mia mente occidentale, che vede l’urgenza di agire per risolvere problemi, di introdurre regole che mantengano un livello decente di sicurezza e salute e che mi mette in una posizione di alta motivazione a fare, trovare persone che non la pensano e che non sentono come me è frustrante.

Non mi manca mai il sorriso quando entro in ospedale. Sono sempre felice di visitare i pazienti, di vedere i loro miglioramenti, di prendermi cura di loro sino a quando le ferite si rimarginano, sino a quando la loro salute si ristabilisce. Ma fuori dall’ospedale, certe interazioni mi pesano, mi fanno ripensare, rivalutare, dubitare. Questo sentire infierisce un po’ sulla mia motivazione.
Dovere rispondere quotidianamente alla domanda “ma che ci sto a fare?” non è cosa semplice.

Il tutto in un quotidiano sentire e un quotidiano tentativo di accogliere ed accettare ciò che c’è e lasciar fluire senza farsi coinvolgere troppo. Perché è una danza infinita di buono e cattivo e fluire in questa danza è la migliore forma di sopravvivenza e amore allo stesso tempo. Per me e per gli altri.

Capitano anche incontri incredibili. Gente giovane, ventenni che mi vedono lavorare, mi avvicinano e mi dicono: “ Katia, noi ci siamo. Come possiamo aiutarti? Cosa possiamo fare? Facci lavorare.” E quindi l’umore sale e i risultati saltano all’occhio. Lavorare in gruppo, con la stessa intenzione, col desiderio di vedere un problema risolto, con lo stesso impegno, fisico e mentale, ha un effetto luminoso.

Mi sono affezionata a molte persone che ho incontrato in questo cammino. Il gruppo degli israeliani, che mi cantano canzoni  italiane degli anni ottanta per primi.

 

15 Marzo  – Al pomeriggio si cantano i ricchi e poveri e alla sera si porta un paziente all’ospedale dei ricchi. Sono felice di poterlo aiutare. Gli sto medicando le ferite da due settimane e mi è entrato nel cuore. Voglio che riceva le giuste cure, quelle che al centro dove presto servizio non potrebbe mai avere. 

 

16 Marzo  – Facciamo il piano medicine per i pazienti
Piano medicine per un paziente

22 Marzo –  Un messaggio d’affetto da un dolcissimo paziente al Centro Thabarwa:

Sei sempre attiva
Sorridi sempre
Sei così bella.
Ti ammiro.

Un messaggio d'affetto
Sei sempre attiva Sorridi sempre Sei così bella. Ti ammiro.

Grazie mille per essere con me  ❤
Be K-IND, ci vediamo a Yangon!

http://www.gofundme.com/9kkmm-kind

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...