Il danzare liquido del Centro Thabarwa

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20 Aprile 2019

Sono stanca. Le emozioni sono forti e dormo troppo poco per riuscire ad elaborare tutto quello che accade intorno a me.
Dalle storie dei pazienti alla vita del villaggio. Alla mia relazione con gli altri volontari.
Questa vita di comunità che sembra fluire ma che è frutto di continui aggiustamenti, accostamenti. Di un danzare liquido che muta forma di continuo. Le persone vanno e vengono. La struttura, la base, ammesso che ci sia, evolve, cambia, si sfalda, si riaggiusta, si scomoda, si accomoda.

Così il mio corpo. Così il mio sentire.

Mi sono innamorata mille volte in questi mesi. Quegli amori che rimangono per sempre. Qui a Thabarwa mi sono innamorata del fisioterapista cileno. Un uomo con uno stereo tatuato sul ventre. Le sue mani che guariscono e la sua professionalità. La sua presenza leggera e uno stile tutto suo.

Mi sono innamorata della fotografa giapponese e delle storie che ha saputo raccontare con le sue immagini. Della sua intelligenza ed intraprendenza. Mumu Zhao

Mumuko

Dei giovani israeliani che tanto mi hanno aiutata a impostare il lavoro al mio arrivo. La loro giovane e fresca energia.

Dell’unica mia coetanea spagnola, una pazza furiosa con un pepe così sacro da insegnarmi la sete di vita.

Mi sono innamorata della coordinatrice dei fisioterapisti, spagnola, che ha saputo vedere nella mia eccentricità il seme del buono. Ci siamo prese a vicenda cura una dell’altra con parole buone e sorrisi.

Daniel, il giovane italiano del trentino. Presenza silenziosa ma attiva, costante. Costantemente presente. Cuore aperto. La coca cola e i biscotti quando avevo mal di stomaco.

Daniel

La giovane donna cecoslovacca che mi copre i turni delle medicine del mattino da dare a Myin Tin. Quel mattino che ti girano i coglioni perché sono le 4:30. Sì quello. E qui si dorme poco perché fa caldo e c’è rumore. Lei lo fa per aiutarmi. Perché io non mi stressi troppo rinunciando al suo sonno prezioso.

Cristina e Renata preparano i box per le medicazioni

Il giovane argentino, prezioso assistente nei miei turni all’ospedale. Il modo in cui fa aria col ventaglio e stringe la mano al paziente col carcinoma ai testicoli mentre io disinfetto la ferita. Il modo in cui mi passa gli attrezzi.

Ignazio durante la sessione di meditazione

E così  mi affeziono a tutti quelli che vengono a “sporcarsi le mani”. Tutti i giorni insieme a me. Ma che poi vedo ridere e scherzare con i bimbi per strada o al momento dei pasti.

Tutte queste non sono altro che forme d’amore perché noi, tutti noi, anche tu che leggi, siamo espressione varia e complessa della bellezza umana. Della fortuna di avere occhi per contemplare, cuore per sentire e braccia per donare.

Vi invito a fare una piccola donazione per sostenere il mio progetto al link qui sotto

Grazie mille per essere con me  ❤
Be K-IND, ci vediamo a Yangon!

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