La misura del dolce

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Abbiamo avuto delle forti piogge oggi. Il livello di umidità è altissimo e con tutte queste pale e ventilatori in funzione, fra una sudata ed un colpo d’aria sento la mia gola prendere fuoco.
Quando dopo pranzo, uscendo dalla mia stanza ho visto scendere la pioggia, ho avuto la tentazione di desistere dall’andare al Centro. La mia prima pioggia a Kolkata mi destava timore.
“Chissà come saranno le strade?”, mi chiedevo.
“Morirò annegata tra fango e spazzatura”, mi dicevo.
Ma ovviamente l’impegno verso i bimbi di Shishu Bavan ha vinto e mi sono messa in strada con la mia incerata. A dispetto delle mie aspettative catastrofiche, la camminata è andata bene, solo un po’ più bagnata.
Oggi niente giochi in giardino ovviamente, e quindi abbiamo passato il tempo all’interno del salone del Centro. Tenere così tanti bimbi in uno spazio chiuso è ovviamente più complicato.
Alcuni di loro mi hanno memorizzata come “la zia che li fa volare” e mi perseguitano chiedendomi incessantemente di farli giocare. Io devo dosare il gioco, senza destare troppa attenzione perché altrimenti i bimbi si accalcano e litigano come ossessi.
Ed anche perché le “Masi” , le assistenti indiane, e alcune Sisters , le suore, non sono troppo entusiaste del mio stile di gioco.
Per loro, che siedono composte osservando i bimbi giocare, sicuramente mi muovo troppo.
Non sono certamente abituate a vedere una donna muovere il corpo così tanto. Una donna che un minuto prima è sdraiata a terra a solleticare un bambino, e il minuto dopo ne rincorre un altro, e il minuto dopo ancora fa fare le acrobazie ad altri due.
Correre, saltare, sollevare i bimbi, danzare.
Alla fine quello che importa è che i bimbi si muovano, che scoprano il loro corpo, come usarlo, e che si divertano.
Quando la suora mi riprende, le dico sì, poi le giro le spalle e le faccio le boccacce, proprio come farebbe un bambino 

In india è risaputo esserci un problema serio con il diabete. Il tasso dei diabetici aumenta ogni anno.
Il rapporto ossessivo compulsivo dell’indiano medio con lo zucchero è impressionante.
Ogni pomeriggio c’è almeno una visita al Centro dei bimbi orfani. Qualche famiglia indiana o straniera si presenta forse per decidere un’adozione, o solo per visitare e premiare i bimbi con qualche leccornia.
Ho iniziato a temere queste visite perché ogni volta, quasi tutti i giorni, arrivano con sacchi enormi pieni di dolci, cioccolato, biscotti, bibite, caramelle. Tutto quello che io non darei a mio figlio di tre anni.
Oggi è stato il turno di una famiglia con amici, parenti e nonni al seguito, che venivano in memoria della figlia di 16 anni mancata prematuramente, della quale oggi ricorreva il compleanno. La nonna girava con la foto della nipote. Ha voluto abbracciarmi, ma non ho capito quanto fosse sincero il suo agire. Mi sono sentita parte di uno spettacolo del dolore, più che di un sentimento genuino.
Si sono presentati con una torta al cioccolato ricoperta di smarties e gelato, biscotti, caramelle e quant’altro. Per fortuna le Masi, hanno confiscato ai bambini i biscotti ed altri dolci in pacchetto.
Anche se non sano per i bimbi, che di visite del “genere zuccherato” ne ricevono continuamente, ho trovato il gesto della loro celebrazione con chi è nel pieno della vita e della vitalità, un’azione molto interessante, catartica, un processo di trasformazione dalla morte alla vita. Un rimettere in circolo un’energia. Pur nello stile grottesco, ho trovato un senso poetico.

Grazie mille per essere con me  ❤
Be K-IND, ci vediamo a Calcutta!

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