L’intervista

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24 Ottobre 2018

Oggi sono stata contattata da una persona su Facebook, Elvira Macrellino . Sua figlia ci teneva a farmi un intervista per il giornalino della scuola di cui lei si occupa.
Così mi scrivono: ” La tua scelta di vita ci ha colpito molto e siamo innamorate del modo di come relazioni le tue giornate. Mia figlia che fa il primo liceo classico ed è una delle organizzatrici del giornalino di scuola e vorrebbe parlare di te e farti qualche domanda”.
Mi ha fatto tanta tenerezza e con gratitudine ho preparato le risposte alle sue domande.
Le domande di Camilla Bonanese, sono arrivate al momento giusto… in giorni dove febbre, mal di gola, mal di stomaco e intestino fanno dimenticare i buoni propositi e la luce che ispira la mia presenza qui.
Grazie quindi a Camilla per avermi aiutata a ricordare perchè sono qui. 

I colori dell’India in autunno metaforicamente alla tua esperienza come li descriveresti?

Per questa risposta non ho potuto trovare un aggettivo comune. Quando si parla di colore ci si riferisce all’organo della vista. Ma l’India e Kolkata (Calcutta) non si riducono solo ad un’esperienza visiva. L’India ti colpisce con tutta la sua forza, nel bene e nel male con le sue mille contraddizioni, con le sue mille differenze, dettagli, stili di vita, colori, sapori, culture.
Per questo definirei i colori dell’India con una sinestesia orizzontale, come quelle tanto amate dal poeta Rimbaud. La mia sinestesia orizzontale è “colore pungente”. L’india ha colori pungenti, come un odore che prende il naso, come una forza che si abbatte sul corpo, come la pelle sul tappeto di un fachiro. L’India si fa vedere e sentire. Non ne puoi rimanere indifferente.
L’India si presenta in mille forme: i colori di una celebrazione sacra, i colori di un portone di età coloniale, i colori della vita modesta, dei panni stesi sulla strada, dei bambini nudi che giocano nell’acqua, delle donne vestite in sari, del tilaka sulla fronte delle persone di religione Hindu.

Qual’è stata la molla che ti ha spinto a partire?

Negli ultimi anni, praticando mindfulness e meditazione, ho notato con chiarezza che la mia attenzione si spostava da me, dai miei bisogni, all’altro.
Il mio egocentrismo, l’ossessione della mia felicità non aveva più motivo d’essere. Nei momenti di massima ispirazione, o connessione con un senso più grande del perché siamo qui, ho provato un grande sentimento di gratitudine e un desiderio di esserci per gli altri. E da qui è nata la necessità di sperimentare un sentimento di compassione più profondo. Senza limiti.
Per me, questo e’ il momento di dare, di ringraziare per tutto ciò che ho ricevuto, di mettere le mie mani al servizio dell’altro, dalle basi, dal profondo, in quei luoghi dove il bisogno è estremo.

Cosa c’è oggi nel tuo cuore ? Rispetto a ieri?

Per assurdo, oggi nel mio cuore c’è quello che c’era ieri, perché la trasformazione è già avvenuta. Questo tempo vissuto in India, al centro di Madre Teresa è solo una conferma di qualcosa che ho costruito e maturato negli ultimi anni. Mi sento un po’ come l’astronauta in missione sulla Luna. L’intenzione e la preparazione, sono essenziali. Altrimenti non c’è Luna. Qui è come se stesi lavorando ai dettagli, alle mille sfumature in più. Come mantenere un cuore aperto di fronte a tutti gli stati di bisogno che vedo ogni giorno senza esaurire la mia energia? Come gestire le difese. Come bilanciare. Come ritrovare l’equilibrio. Come prendermi cura di me in un ambiente dove le richieste sono tante. Come molti volontari,trovandomi fuori dalla propria zona di comfort vivo quotidiani adattamenti del mio corpo, del mio pensiero e del mio spirito.

Qualcosa che mi riempie il cuore è vedere persone di ogni età, provenienza e religione, venire qui per la stessa causa. Questo senso di bontà, questa voglia di coltivare la bontà e di approfondire aspetti virtuosi dell’essere mi commuove sempre. Vedere giovani ventenni prendersi cura di persone in difficoltà e malati mi da una grande speranza. Un aneddoto di cui mi piace fare nota: al centro è arrivato un ragazzo di neanche diciotto anni. Sarà maggiorenne fra due settimane. Per questo motivo non è autorizzato dalle suore ad andare presso i centri di lavoro. Così aspetta il giorno in cui potrà finalmente accedere ai centri alla Casa Madre, facendo pulizie e prestando servizio al museo. E’ un ragazzo alto, ricciolino, timidissimo, di nazionalità francese. Trovo straordinaria la sua presenza. Un corpo così giovane per un cuore così grande, che sente già l’urgenza di essere presente, utile in questo spicchio di vita che ci è dato vivere.

Grazie mille per essere con me  ❤
Be K-IND, ci vediamo a Calcutta!

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