Un mondo d’amore in un dettaglio

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1 Novembre 2018

L’uomo nella foto è al centro della mia storia da raccontare.
Nella mia discesa verso la farmacia per comprare alcuni medicinali, nel caos dei rumori e degli eventi che come un vortice ti coglie e raccoglie via dalla soglia di casa e ti confonde e sbigottisce sino a non farti ricordare dove stai andando. In tutto questo turbinio il mio sguardo cade su un particolare. Come una telecamera i miei occhi zoomano su un gesto.
Percepisco la presenza di due figure. Delle mani si incontrano. Osservo uno scambio fra queste mani. No, ho frainteso. È qualcuno che dona ad un’altro.
È la mano dell’uomo cavallo che tende poche monete verso il non-vedente che è fermo a pochi passi da lui a chiedere l’elemosina.
Gliele appoggia sulla mano.
E a quel punto per me quell’immagine diventa immensa, come fossi seduta di fronte allo schermo del cinema più grande del mondo. Come se i miei occhi non potessero vedere altro che quel particolare. Il resto è escluso. Una enorme immagine si stampa nella mia mente come la retina impressionata dalla luce abbagliante di un flash.
Ho appena visto un povero donare ad un povero. 

Sono sgomenta, allucinata. Senza parole. E mi ci vuole un po’ per risvegliare la mia parte razionale, quella che vuole dubitare, quella che vuole chiedersi se ho davvero visto quello ciò che è appena accaduto. Voglio dubitare. Non voglio credere, perché il potere di ciò che ho appena visto è immenso e potrei essere invasa da un’onda di commozione che scaturirebbe in un pianto. Ma quello che ho visto è vero e quindi lascio che questa onesta sorpresa mi coinvolga, mi apra il cuore e mi liberi nel pianto.  Questi gesti mi salvano la vita.
Ci salvano la vita.
Pratichiamo la generosità.
C’è molto da dare… se ci riesce lui….

L’uomo cavallo, il rickshaw puller, è il mio eroe.  È l’eroe di tutti i giorni. Sono tanti a Kolkata. Sono migliaia.
Molti dei Rickshaw pullers vivono sul loro calesse.
Quando è stanco, l’uomo cavallo dorme per poche ore, discontinuamente, rannicchiato sulla seduta del calesse. Copre il suo viso con la leggera sciarpa con la quale quando lavora si asciuga il sudore e si lascia andare, esausto, al sonno.
L’alternativa è dormire a terra, sotto al calesse, oppure in qualche luogo riparato in compagnia di alcuni colleghi.
L’uomo cavallo; lui è il cavallo. Lui è la forza trainante del rickshaw. Le sue gambe, i suoi piedi. Qualcuno indossa dei sandali, spesso goffamente indossati perché lisi e deformati dalle centinaia di kilometri percorsi. La maggior parte invece è scalza. Molti degli uomini cavallo arrivano dalla campagna delle regioni vicine per lavorare e le scarpe lì non esistono. Quei piedi abituati alla terra del villaggio ora percorrono l’asfalto. Non voglio immaginare cosa sia il loro mestiere durante i monsoni, quando le strade sono allagate di fango e spazzatura. L’uomo cavallo vive in strada. Si destreggia in mezzo al traffico di moto, auto e bus, trainando persone o merci, dalle prime ore del mattino sino a tarda sera.
Non torna a casa la sera.
Non ha un orario per i pasti. Con molta probabilità spedisce i suoi guadagni alla famiglia che vive nei villaggi molto lontani dalla città.
Ha il suo rickshaw, la maglietta, il lungi  tipico grembiule/gonna, la sciarpetta per il sudore, forse dei sandali, il campanellino ed i suoi piedi. Nient’altro.
Finito.

Sono stata rapita dalla gentilezza di uno di loro, che fa spesso stazione sotto all’Hotel Galaxy, dove dimoro dal 2 Ottobre. Un’anima cordiale, a suo modo elegante, che mi saluta sempre, mi riconosce, e qualche volta mi invita a salire sul suo Rickshaw. Io rifiuto sempre con gentilezza, con un grande sorriso. Ma vivo con conflitto tutti questi rifiuti. Se accettassi gli darei lavoro, guadagno, sussistenza. Ma non mi sento di farmi trainare dal suo corpo. E così ho pensato di contribuire comunque e di ringraziarlo per la sua gentilezza, per i suoi sorrisi quotidiani comprando per lui qualche indumento. Una sciarpa, qualche lungi e qualche maglietta. Ci siamo promessi una foto insieme con gli indumenti nuovi.

Grazie mille per essere con me  ❤
Be K-IND, ci vediamo a Calcutta!

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