Girish Park

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15 Novembre 2018

Oggi non si lavora al Centro di Madre Teresa, è il giorno libero dei volontari.

Sono contenta che Claude sia tornato a Kolkata. Mi ha invitata per un altro giro di fotografie per la città. Oggi il soggetto sono le stradine del quartiere di Girish Park.

Ci si arriva in metro. A pochi metri dalla fermata della metro si estende sulla lunghezza della strada un mercato di tessuti e vestiti. Le donne arrivano con enormi fagotti di tessuti, li aprono e li distribuiscono sulla strada principale. Alcune stradine laterali, molto più intime, continuano la festa di colori e scambi del mercato. Mi chiedo come Claude le abbia scoperte e come abbia avuto il coraggio di infilarcisi. Perché è evidente  che la vita in queste strade è per i locali. Mi sento straniera in queste viuzze strette intrise di vita intima. Ma cerco di prendere esempio da Claude, che invece col suo solito sorriso ottiene degli scatti meravigliosi e la simpatia della gente. Io non ho una macchina fotografica. Ho il mio Samsung Galaxy 6. La camera non è male. Mi sento un po’ impreparata. Ogni tanto lo tiro fuori timidamente, cercando di autorizzarmi a fare qualche scatto.

Facciamo un percorso labirintico, attraversando mercati di frutta e verdura, il borgo dei fabbri e numerose abitazioni che riversano la loro vita privata sulla strada. Certi squarci mi affascinano.

Certe atmosfere, che si possono cogliere nei piccoli vicoletti ai lati delle stradine principali. Qualche donna intenta a lavare stoviglie o panni. Altre intente a stendere. Incontro la dolcezza delle persone, che con sorrisi giganti mi accolgono nella loro vita e si lasciano ritrarre.

 

Arriviamo in un borgo molto umile dove ci accoglie una dozzina di bambini e ragazzi eccitati all’idea di posare per noi. L’entusiasmo e i colori che portano dentro sono coinvolgenti. Fanno un sacco di baccano, vorrebbero essere presenti in ogni fotografia che scattiamo e saltano da una parte all’altra dell’ipotetico set.

 

Un uomo mi ferma e mi chiede di fare una foto a sua moglie perché per lui, la sua sposa è bellissima. La guarda con devozione. Scatto la foto a lei che in effetti è bellissima, dolcissima e molto riservata. Poi invito lui a prendere parte alla fotografia successiva. È contento quando gli mostro lo schermo con l’immagine di loro due.

Alla fine del percorso, dopo tutti questi incontri, lo scambio di parole con decine e decine di persone, complice il caldo, ero esausta, morta. Ma certamente piena di un’esperienza importante come quella di incontrare le persone.

Grazie mille per essere con me  ❤
Be K-IND, ci vediamo a Calcutta!

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