Aggiornamenti sulla malattia

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19 Novembre 2018

Un amico oggi mi ha scritto chiedendo della mia salute: “….pensavo alla tua guarigione in questi posti malsani per noi occidentali…”.
Sì in effetti è proprio così. L’esperienza della malattia in luoghi in cui non siamo preparati, svezzati, cresciuti è una prova, fisica e mentale.
Kolkata è una delle città più inquinate al mondo. Ma io vedo migliaia di persone in strada, tutti i giorni. Godono di buona salute, almeno, la maggior parte. Sono tarate per questo ambiente.
Sono cresciute e formate per resistere e sopravvivere a questo ambiente, in questo ambiente.
Bevono latte dal seno di madri che hanno camminato nella polvere e nello sporco da generazioni.
Neonati, bambini, adolescenti, adulti, anziani. La maggior parte di quelli che vedo non ha alcun segno di malattia. Anzi, dal mio punto di vista, in un ambiente così ricco di “agenti di aggressione” scoppiano di salute.
Noi occidentali, invece, rischiamo continuamente di incorrere in qualche infiammazione o infezione. Può essere un’infiammazione delle vie aeree, per via dello smog generato dalle cucine a carbone riverse in strada e dai gas di scarico dei mezzi di locomozione, o dal contatto con persone malate. E questo purtroppo è capitato a me. Dopo dieci giorni dal mio arrivo ho avuto i primi bruciori di gola. Si respirava male, faceva caldo, si sudava parecchio e le ventole per rinfrescare l’aria erano in funzione in tutti i locali. Niente di peggio. Una contraddizione costante fra il bisogno di rinfrescarsi e la consapevolezza che quel tipo di aria fresca non è salutare. Sentivo le mie difese immunitarie abbassarsi, ogni giorno peggioravo. Lavorando con bimbi piccoli e spesso ammalati è stato quasi automatico sviluppare una bronchite. Il petto ha cominciato a dolere ed un forte senso di stanchezza accompagnato da febbre mi ha messa KO per giorni. Ho iniziato la cura antibiotica intorno al 25 Ottobre. Dopo cinque giorni di antibiotico il petto si era finalmente alleggerito, la sensazione di forte peso stava scomparendo. Ma la gola continuava a bruciare, e la tosse non dava segni di miglioramento. Così ho voluto consultare un medico. Non contenta ho voluto incontrarne un altro. Il 1 Novembre ho rimediato un esame ai raggi x al torace ed esami del sangue. Ho scoperto che a Kolkata la prescrizione di antistaminici per contrastare gli effetti dell’inquinamento atmosferico è di default. Sciroppo ed antistaminici per 20 giorni. I sintomi iniziavano a migliorare. Ma è stato l’incontro fortuito, mentre cenavo allo Spanish Cafè, con il terzo medico a darmi piena soddisfazione. Ha voluto vedere le mie lastre e i risultati degli esami del sangue. Abbiamo avuto una conversazione approfondita sull’anamnesi della malattia. Mi ha ascoltata differentemente dai precedenti medici. Mi ha aperta alla scoperta del Karvol, capsule per inalazioni balsamiche, che ora distribuisco a chiunque dia segni di raffreddore o infiammazione alla gola. Faccio i suffumigi tutte le sere, ancora adesso. Mi dà grande ristoro, e soprattutto mi permette di dormire bene. La tosse non è passata del tutto. Ho notato che se passo tutta la giornata in città la sera divento molto più reattiva, gli attacchi di tosse aumentano. Quindi cerco di fare una pausa di qualche ora in Hotel, per permettere ai miei bronchi di avere un po’ di pace.

Dopo il periodo di malattia durato quindici giorni con strascichi sino ad oggi, a un mese e mezzo dai primi sintomi, ho deciso di recarmi ai centri con meno frequenza. Cercando di ascoltare di più le esigenze del mio corpo, cercando di non metterlo nelle condizioni di esaurirsi.
Un altro rischio di infezione riguarda l’apparato digerente, per via delle precarie condizioni igieniche.
Nelle raccomandazioni di viaggio per occidentali verso l’oriente si vieta di bere acqua da rubinetti o fonti. E’ consigliata solo acqua minerale in bottiglia ben sigillata.
Diffidare delle bottiglie non sigillate. Per ciò che riguarda le pietanze, viene consigliato di mangiare prevalentemente cibo cotto. Il cibo crudo è suscettibile di presenza di batteri o virus mal tollerati dagli stomaci ed intestini dell’ovest. C’è un rischio anche per ciò che riguarda i cibi cotti nel caso siano cotti sul ciglio della strada, dove le condizioni igieniche possono essere molto precarie.
Molti dei volontari risentono prevalentemente di disturbi gastrici o intestinali. Qualcosa, che si mangia, ma anche un atto di distrazione nel toccarsi il viso, la bocca con mani non igienizzate.
Azioni che riprodotte nel nostro ovattato e protetto mondo occidentale raramente darebbero luogo a malattie.
Qui basta poco insomma. Nel mio mese e mezzo di permanenza ho visto parecchi volontari soffrire di problemi di stomaco ed intestino. In molti casi tutto si risolve nel giro di pochi giorni.
La tendenza dei medici qui è di prescrivere bombe di antibiotici, anche quando non si è sicuri dell’origine batterica della malattia.
Lo hanno fatto anche con me.
Una ragazza cilena, che ha la stanza vicino alla mia è arrivata una quindicina di giorni fa. E’ arrivata dal Nepal con un leggero mal di stomaco. Alimentandosi bene è riuscita a stare meglio. Poi ha conosciuto una giovane spagnola che l’ha portata in giro per banchetti di street food. La settimana scorsa è stata male. Le hanno prescritto la bomba di antibiotici. Oggi, a distanza di una settimana ha deciso di farsi visitare da un altro medico perché le sue condizioni non sono migliorate granché. E quello che il medico ha prescritto è altro antibiotico.

E’ molto divertente sentire raccontare da noi stranieri, il proprio rapporto con questo aspetto della realtà asiatica, ovvero il rischio di contrarre malattie, il bisogno di fare attenzione ed essere il più possibile consapevoli delle azioni di prevenzione che si compiono.
Ho sentito di genitori di volontari che consigliano ai figli di fare la doccia con un sacchetto in testa per non far entrare l’acqua in bocca. Ognuno, insomma, condivide pareri e preoccupazioni con i propri simili e le risposte ed i risultati sono davvero esilaranti e grotteschi.
Quello che non spaventa, che è totalmente naturale e inconsapevole compiere a casa propria qui può essere motivo di preoccupazione.
Ognuno prende precauzioni mediate dal proprio grado di paranoia e paura personale.
Si parte molto prevenuti e per fortuna col tempo si ha modo di capire davvero da cosa proteggersi. Non si ha più paura di bagnarsi la bocca sotto la doccia, non si guarda più la forchetta con sospetto chiedendosi se è stata lavata bene, e soprattutto con che acqua sia stata lavata. Ci si rilassa, ci si affida, la soglia di protezione si abbassa.
Ed è molto interessante notare quanto siano diverse le risposte al problema.
Io per esempio non mangio street food. Solo qualche giorno fa mi sono azzardata a bere un succo di mandarino in un baracchino per strada. Sono viva. Ed era delizioso.
Ma conosco volontari che mangiano solo street food. Sì qualche volta stanno chiusi in camera qualche giorno, ma poi ricompaiono con l’attitudine di apertura e scoperta di sempre.
Perché apertura e scoperta significa anche rischio. Ma superato il rischio, valicata la sfida, se non è colera, si apre il mondo dei sapori della strada, della vita del vero uomo della città di Kolkata.
La mia compagna di stanza tedesca, è una di quelle donne che guardo con ammirazione per la sua capacità di scoperta. Lei non si è mai ammalata, e credo che il vaccino che la rende immune dalle malattie, sia la gioia con cui esperisce la realtà. Il suo entusiasmo travalica il pericolo, scioglie i batteri, debella i virus.
Cammina con i piedi sporchi quando va in bagno e lascia le impronte grigie sulle mattonelle bagnate, ma la perdono. Sempre.

Grazie mille per essere con me  ❤
Be K-IND, ci vediamo a Calcutta!

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