Manek. La storia continua

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Malek new stall drowed by Bob Blatchford

30 Novembre 2018

Manek procede entusiasta con la costruzione del suo nuovo negozio. In questi giorni se lo sta dipingendo. Io e Bob, che è l’autore del disegno che ho usato per introdurvi questo racconto, abbiamo dato una mano a dipingere il suo nuovo stand. Perché è bello stare in compagnia di Manek, è bello aiutarlo. Perché un uomo che merita, che si da da fare.
Non mi sento di chiamare questa nuova struttura baracchino, come lo era quello vecchio. Non può essere chiamato tale. È solido, e non lo definirei neanche più ambulante poiché inizia ad avere dimensioni importanti. La parola negozio richiama alle quattro mura. La parola stand richiama a qualcosa di temporaneo. Questo invece, come dice Manek: “sarà lì, in strada, di fronte a casa sua, attivo per i prossimi trent’anni”.


 

Io e Manek ora abbiamo un progetto comune: trovare qualcuno meritevole che possa ereditare il vecchio baracchino azzurro.
I giorni a seguire la mia conversazione con Manek  ( leggi qui: Manek e la storia avvincente) ho iniziato a guardarmi intorno, nelle strade adiacenti a Sudder Street sino al Centro di Madre Teresa, per vedere se i miei occhi si soffermavano su qualcosa o qualcuno per cui potesse valere la pena investire tempo e denaro.
C’era una persona in particolare della quale mi fidavo, che volevo coinvolgere.
Il calzolaio di Marquis Street. Il suo volto dolcissimo, la sua umiltà ed il suo cuore puro; certamente un serio lavoratore.
Sono andata in compagnia di Pedee, una giovanissima volontaria residente a Kolkata. Lei è stata fondamentale nella comunicazione con lui, perché il mio amico calzolaio non parla inglese. Come al solito, durante la conversazione si è creato un capannello di gente curiosa. Peedee con la sua gestualità e il suo tono di voce teneva banco. Intimava al calzolaio l’importanza di trovare qualcuno serio. Qualcuno che fosse meritevole, interessato a lavorare per davvero. Le sue movenze incantavano tutti i presenti.
Il calzolaio ha pensato per qualche giorno a possibili destinatari del baracchino. Aveva pensato ad un amico del villaggio. Il calzolaio avrebbe preso in carico il baracchino di Manek ed avrebbe dato lavoro al suo amico. Chiedeva tempo per organizzarsi.
Nel frattempo io condividevo la mia ricerca con gli altri volontari, sperando che emergessero altre possibilità da valutare.

Per fortuna in quest’avventura si è aggiunto un prezioso complice. Adesso posso definirlo “il mio caro amico Bob”. Incontrato e conosciuto fra lo Spanish Cafè e il punto di ristoro di Manek, Bob è stato una compagnia piacevolissima e indispensabile per affrontare quest’avventura. Con lui ho condiviso il resto della storia.
Ribadisco che è stata una fortuna, perché l’India riserva sorprese. La realtà non è ciò che sembra. Ciò che noi occidentali pensiamo sia semplice, qui può essere una cosa molto complicata oppure presentare aspetti non prevedibili, fuori da ogni aspettativa.

Io e Bob condividevamo piacevoli cene e colazioni o qualche chai da Manek ed in uno di questi momenti ho condiviso con lui il mio desiderio di aiutare Manek a trovare un destinatario per il suo vecchio baracchino ambulante.
Bob si è prima di tutto offerto di contribuire alla spesa e poi ha presentato un possibile candidato. Oramai eravamo complici, come si dice in inglese “partner nel crimine”.
Mi riferisce di un uomo con cui parlava da un mese e mezzo, il venditore di flauti di Sudder Street. Tutti lo conoscono nella via perché suona bene il flauto ed è una presenza piacevole e costante nella via. Il venditore di flauti raccontava a bob che sperava di cambiare presto mestiere, per via dei suoi problemi al cuore. Lui arrivava ogni giorno in Sudder Street dopo un’ora e mezza di viaggio, e poi passava tutta la giornata a percorrere la via, avanti e indietro, vendendo flauti di bamboo. La sera tardi rincasava a bordo di un tuc-tuc. Una volta lasciato il tuc-tuc aveva più  di mezz’ora da percorrere a piedi. Si dichiarava stanco ovviamente. E sognava un baracchino per vendere frutta sotto casa sua, nel suo quartiere.
A questo punto la cosa migliore sembrava far valutare a Manek le reali intenzioni del venditore di flauto. Solo Manek poteva mettere alla prova il candidato e comprenderne la reale buona fede. I nostri limiti di lingua e cultura non ce lo permettevano.
Nel frattempo io chiedevo aggiornamenti al calzolaio e lo invitavo ad incontrare Manek.
Ma il calzolaio si mostrava un po’ incerto. Diceva che aspettava che il suo amico arrivasse dal villaggio per presentarsi a Manek.
Così una sera organizziamo l’incontro fra me, Bob, Manek e il venditore di flauti.
Manek con spirito indiano inizia il suo sermone. È risoluto, fa capire ad alta voce che questo non è uno scherzo, che il baracchino è un regalo, ma che non ci devono essere inganni. Il venditore di flauti sembra convinto, dice che lo vuole, che lo userà davanti a casa, che vuole vendere frutta. Sembra riservato, non sa come portare il baracchino a casa, ma non vuole il nostro aiuto pratico. Dice che non vuole scatenare le gelosie dei vicini. Sono un po’ perplessa. Ma la conversazione continua.
Sembra che abbiamo trovato la persona giusta. Anche Manek sembra convinto e così io che trovo un po’ affrettata questa decisione dico al venditore di flauti di dormirci sopra, di parlare con la moglie e di farci sapere nei giorni a seguire.
Il giorno seguente incontriamo il venditore di flauti per strada. Dice che non vuole più quel baracchino. Dice che è troppo vecchio e rovinato. E aggiunge che è un po’ grande per dove vorrebbe posizionarlo. Dice che con settemila rupie può farne costruire uno nuovo, come lo vuole lui. A noi sembra una richiesta di denaro. E di fatto così era.
Ancora pochi minuti e ci chiede di comprare un baracchino ambulante nuovo di pacca. Sa già dove andare ad ordinarlo. Ha già fatto i conti senza l’oste.
Io e Bob siamo esterrefatti, quasi senza parole. Ma ben determinati a ricordargli che il nostro intento è un altro bensì trovare qualcuno che sia felice di utilizzare il baracchino di Manek. E così io e Bob ci accomiatiamo dal venditore di flauti.
Il giorno dopo ancora Bob lo incontra per strada ed il venditore di flauti gli riferisce di essere stato al quartiere dei carpentieri e di aver ordinato un baracchino nuovo.
Bob che aveva ascoltato con benevolenza e chiacchierato per più di un mese con lui era quasi scioccato. Si sentiva tradito. Il venditore di flauti, il denaro lo aveva, sapeva ciò che desiderava e poteva anche permetterselo, ma aveva provato per tutto il mese ad intenerire il cuore di Bob per trarne vantaggio.
Questa è stata una bella lezione per noi. Per imparare che in tutto il mondo, ma specialmente in India, non tutto quello che esce dalla bocca della gente corrisponde a verità, che qui la cultura del piangere per intenerire è radicata e spesso mal riposta.
Ci siamo sentiti fragili e di conseguenza molto sospettosi all’idea di valutare un altro candidato.
Il mio amico calzolaio dopo qualche giorno di attesa ha desistito e fatto sapere a Peedee che il suo amico non sarebbe venuto dal villaggio e che quindi abbandonava anche lui l’idea.
Io e Bob eravamo stupiti dal fatto che una tale opportunità per persone che hanno problemi di sussistenza quotidiana non venisse colta al volo. Eravamo interdetti dal fatto che non si fosse creata la fila per una tale occasione. Un baracchino in regalo. Sì, non era nuovo ma poteva essere usato per molti anni ancora. Soprattutto da chi non aveva i mezzi per comprarlo.
Eravamo delusi dall’idea che qualche malintenzionato avrebbe preferito farlo a pezzi e rivenderlo.
La svolta positiva l’ha data Manek. Un ragazzo di sua conoscenza lo ha visitato, parlando e accordandosi, per diversi giorni. Fondamentalmente Manek, esperto, lo ha istruito sul da farsi. E ce lo ha presentato. Bob è rimasto ben impressionato e finalmente la sua delusione iniziale si è vista ridimensionare. Il ragazzo ha intenzione di lavorare in zona Sudder Street. Venderà chai e bevande, proprio come Manek. Sembra che dopo il 25 Dicembre potrà ottenere il permesso per avere il negozio ambulante.
Manek gli ha regalato parte della sua vecchia attrezzatura. Il fornello ad Olio, le vecchie teiere, alcuni contenitori ed altri oggetti da lavoro che Manek a seguito del rinnovo del suo spazio ha voluto sostituire con oggetti nuovi. Bob gli ha offerto del denaro per comprare qualche altra attrezzatura.

Auguriamo a questo ragazzo la migliore fortuna. Che sia un anno di prosperità.

A Manek auguriamo grandi affari con il suo nuovo negozio di azzurro brillante.

Grazie mille per essere con me  ❤
Be K-IND, ci vediamo a Calcutta!

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