Lo scambio

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20 Dicembre 2018

A volte mi sento un po’ ladra quando giro per le strade e “rubo” scatti di vita alle persone. Loro mi donano la loro privacy. Alcuni me la donano con gioia, anzi bramano chiedono una foto solo per vederla impressionata poi nello schermo del mio cellulare.  Altri mi osservano guardinghi mentre scatto la foto. In rari casi non vogliono essere fotografati; ma succede. Succede che si nascondono, che fanno la faccia scura o che a gesti ti intimano di non scattare. Sono andata qualche volta a fotografare la città e le persone, guidata e in buona compagnia di Claude Reanult, il mio amico fotografo e grande professionista. Lui si destreggia perfettamente fra le vie, fra le persone. Conosce Kolkata piuttosto bene, sa dove scorre la linfa umana.

Fotografare è in effetti un ottimo modo per conoscere la realtà di per sé, così com’è, così come si presenta. Nel caso di Kolkata è un ottimo modo per scoprire la città ed i suoi abitanti.

La fotografia apre a un dialogo fra te e il soggetto e parte di ciò che viene impressionato rispecchia la modalità con cui il fotografo guarda alle cose, alla realtà. Il taglio, l’inquadratura, il colore e le ombre che vuole cogliere, il sentimento, se c’è, che vuole cogliere.

Alla fine, per osmosi la foto di qualcosa che si trova all’esterno diventa il ritratto di chi ritrae, di qualcosa che è negli occhi di chi vede. È un processo molto profondo e molto interessante da osservare.

Per questo mi è piaciuta questa esperienza, perché ho imparato molto di me ed ho lasciato che Kolkata entrasse e si lasciasse scoprire dai miei occhi timidi e forse spaventati. Pur sentendomi predatrice di anime e attimi, ho voluto vincere questa sensazione spiacevole e provare a trasformarla in un’esperienza di scambio, dove lo scambio si trasformi in stupore e gioia. Un motivo di divertimento e spensieratezza.

Il 15 Novembre ho fatto un giro molto lungo e impegnativo nelle stradine del quartiere di Girish Park. Ovviamente ero guidata da Claude. Solo lui sa infilarsi nelle piccole, riservate stradine dei quartieri senza timore. Io l’ho seguito con fiducia. Alla fine della giornata avevo in mano delle foto meravigliose. L’india svelata, quella vera, della quotidianità, della vita semplice, dei mercati, dei lavoratori, dei bambini (clicca qui per leggere “Girish Park”).

Oggi, 20 Dicembre, in buona compagnia della mia amica volontaria Kari, ho voluto ripercorrere quelle strade, quei vicoletti intimi e ritrovare alcuni dei soggetti che si erano prestati ad essere fotografati. Ma non mi sono presentata a mani vuote. Bensì ho portato con me una copia delle immagini che scattai quel 15 Novembre. Mi ha dato molto gusto godere della loro gioia.

È stato un po’ come prendere parte ad una caccia al tesoro. Umanità che si aggiunge ad umanità. A volte non ricordavo esattamente dove avessi eseguito lo scatto, e così mostravo le foto alle persone in strada perché riconoscessero le persone ritratte e mi indicassero dove potessi trovarle. Un lavoro da detective, ma in India è troppo semplice perché tutti contribuiscono e la soluzione arriva presto.

Spesso si formava un capannello di gente. Gli Indiani sono molto curiosi, si fermano per cercare di capire che succede, come spettatori, ma se possono si intromettono. Ma questo creava ancora più magia nella strada che improvvisamente diventava agitata di gente farfugliante, che spiegava a uno o all’altro quello che stava succedendo, che indicava vie, nomi, mi prendeva la foto di mano, la studiava, si consultava con altri, tutto rigorosamente in Bengalese: “Questo vive in questa via!”, “Questa è Tal dei Tali e vive dietro l’angolo”, “Ehi ma questo è un mio amico! Vieni che ti porto!”.

È proprio così che è andato l’incontro con Gundan e Taroq. Due ragazzetti intelligenti e brillanti che si sono presentati in bicicletta e che alla vista delle foto di gruppo di alcuni bimbi me le rubano di mano e ci dicono “Ehi ma questi sono nostri amici e so dove abitano”.

È stata una grande fortuna incontrarli, come è stato fantastico ricevere l’aiuto di tutte le persone in strada. Quando abbiamo incontrato Gundan e Taroq, io ero confusa a proposito della via da prendere per raggiungere il posto dove avevo scattato le foto a quei bimbi. Il loro aiuto è stato provvidenziale. Ci hanno guidate per quindici minuti, dentro viuzze e scorciatoie, per poi farci compagnia per tutta la consegna delle foto.

Tornando indietro sono rimasti con noi, e a loro si sono aggiunti i bimbi ai quali avevo appena consegnato le fotografie. Loro conoscevano altre presone ritratte nelle foto e così anche le ultime stampe sono state consegnate. Grazie a loro.

Nel marasma e nella confusione tipica del fare indiano sono riuscita a documentare il momento della consegna delle stampe con alcuni di loro. Ho impresso nei miei occhi e nel mio cuore il sorriso di alcuni di loro, gli abbracci e la gioia.

Una signora ha voluto abbracciarmi e ci ha offerto un bicchiere di chai quando ha visto il contenuto delle fotografie. La famiglia al completo.

Grazie mille per essere con me  ❤
Be K-IND, ci vediamo a Calcutta!

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